La montagna come risorsa pedagogica

Riportiamo integralmente l’intervista a Beppe apparsa sul periodico Salire del CAI Regione Lombardia

MONTAGNATERAPIA: LA MONTAGNA come risorsa pedagogica

L’ESPERIENZA DI “PASSAGGIO CHIAVE”

Intervista a Beppe Guzzeloni Istruttore di alpinismo di Alpiteam, Scuola di Alpinismo Lombarda

di Isabella Minelli – Sez. di Milano

“Passaggio Chiave” è nata nel 2013 come attività di montagnaterapia a supporto delle dipendenze.

Specificatamente è composta da una rete che accoglie in sé l’esperienza tecnico-didattica di Alpiteam e l’attività terapeutica e pedagogica di comunità e servizi come l’Arca di Como, Dianova

sedi di Garbagnate e Cozzo Lomellina, Il Molino della Segrona, Il Progetto di Castellanza, la Solaris di Triuggio, il Sert di Monza (Ats e Asst) e di Lecco, i Noa di Vimercate e di Baranzate. Nel loro

programma riabilitativo e di cura hanno inserito l’andare in montagna come “strumento educativo”.

Beppe Guzzeloni è stato uno dei protagonisti di questo progetto sin dagli esordi, ancor di più ha svolto attività di” montagnaterapia” dal 1985, ancor prima che fosse coniato questo termine (nasce nel 1999). Di seguito viene riportata l’intervista in merito all’esperienza di “Passaggio Chiave” con riferimenti anche a tutta l’attività svolta dagli anni Ottanta di Alpiteam. Probabilmente tutti conoscono Alpiteam, eppure, per l’utilità di questa intervista, penso sia importante avere da te una definizione.

“Alpiteam è una scuola di alpinismo del CAI nata ufficialmente (e con contrasti in seno al sodalizio) nel 1985 con l’intenzione di offrire il proprio organico di istruttori e la propria esperienza tecnico-didattica a tutte quelle sezioni lombarde che non avevano una scuola di riferimento.

Alpiteam non appartiene ad una specifica sezione, sebbene sia ospitata presso la sede CAI di Bovisio Masciago, ma fa capo al Raggruppamento Regionale e Lombardo e partecipa alle riunioni degli organismi tecnici lombardi. Ha un suo statuto, un suo direttore (INA Angelo Pozzi), il sottoscritto (IA) come direttore dei corsi e un organico di istruttori e accompagnatori, titolati ed aiuto. Il suo intendo è di offrire le proprie e competenze tecniche al territorio lombardo.

Come nasce l’idea ad Alpiteam di supportare le attività di montagnaterapia?

“Negli anni Ottanta (1986), sulla scia dell’esperienza di un nostro istruttore che faceva l’educatore presso la comunità Arca di Como, ambito dipendenze patologiche, siamo stati coinvolti come scuola di alpinismo ad accompagnare i ragazzi della comunità in montagna. Da singole uscite abbiamo, in seguito, organizzato il primo corso di alpinismo per la comunità nel rispetto del regolamento della Commissione Scuole di Alpinismo regionale. Quindi la nostra intenzione era quella di organizzare semplicemente un corso di alpinismo per persone con fragilità. L’obiettivo, certo, non era fare montagnaterapia; il nostro ruolo era tecnico. Nel corso degli anni (ogni anno un corso), attraverso questa esperienza, ci siamo accorti che oltre all’aspetto didattico e di accompagnamento in ambiente alpino, si creavano delle relazioni interpersonali significative. L’andare in montagna e l’insegnamento di una tecnica diventavano opportunità e occasione di costruire nuove relazioni, soprattutto per i ragazzi. Ci siamo accorti, parlando soprattutto con Don Aldo Fortunato, fondatore della comunità terapeutica, quanto fosse educativa tale esperienza, quanto fosse arricchente anche per noi. A seguito di tale riflessione abbiamo ritenuto fondamentale che ci fosse un educatore durante le uscite. Le escursioni, le arrampicate e l’attraversamento di ghiacciai erano (e sono) il “setting terapeutico”, il luogo di esperire e vivere emozioni e significati su cui poter elaborare vissuti e valutare scelte future. Perché tutto quello che avveniva nelle uscite era materiale educativo utile al percorso terapeutico del ragazzo. Il corso di alpinismo e il per-corso residenziale si incrociano, dialogano, si distanziano e poi si riavvicinano, dando ai ragazzi strumenti e opportunità per riflettere su di sé, di ritrovare spazio per la parola e giungere ad un discorso più concreto e di scelte rivolte a possibili cambiamenti. È importante che un educatore venga alle nostre uscite e veda cosa avviene, capisca le dinamiche, osservi quali sono gli stati d’animo dei ragazzi. Questa è forse la prima esperienza di “montagnaterapia”, dove il setting educativo si svolge all’esterno della comunità terapeutica e poi ivi riportato. In questo senso, l’esperienza di montagnaterapia nasce per noi, in modo più strutturato e via via modificato, implementato, arricchito, con la genesi dell’idea di Passaggio Chiave nel 2013”.

Come nasce “Passaggio Chiave”?

“Parlando con l’amico Giuliano Fabbrica, un giorno autunnale del 2012, camminando in montagna, ci siamo chiesti: ma perché non portiamo la nostra esperienza vissuta con l’Arca di Como ad altre comunità che si occupano di tossicodipendenza? Io lavoro da anni nel settore come educatore e conoscevo già alcune realtà che organizzavano piccole esperienze di accompagnamento dei loro ragazzi in montagna. Così ho iniziato a prendere contatti, prima con Gianni di Dianova, poi con Fabiano del Molino e, passa parola, con altre realtà. Ci siamo così incontrati a Monza nella sede del Ser.t. di Monza iniziando a riflettere su quanto avevamo in testa, che visione e quali prospettive educative ci attendevano. Intanto si pose il problema dell’identità, di quale nome dare al gruppo; un nome che fosse simbolico del discorso che stavamo iniziando. Il nome Passaggio Chiave nasce da questo confronto e io ho spinto perché fosse scelto: è un termine alpinistico per definire un passaggio difficile in arrampicata, la chiave di svolta che risolve con successo la salita. L’andare in montagna è uno strumento educativo per coloro i quali stanno sperimentando nelle comunità terapeutiche, nei servizi, nei centri diurni, la possibilità di affrontare faticosamente i loro passaggi chiave nel mettere in discussione la loro dipendenza dalle sostanze, da ciò che li ha bloccati nella loro esistenza. Aggiungo che abbiamo partecipato come relatori al convegno nazionale di montagnaterapia a Cuneo nel 2014”.

Come si svolgono le attività di “Passaggio Chiave”?

Le uscite di Passaggio Chiave, decise di anno in anno, sono frutto di un coordinamento interno fra Alpiteam e le comunità/servizi che aderiscono a questa iniziativa. Periodicamente si incontrano i referenti di ogni realtà. In queste riunioni si riflette sul senso educativo e sul valore delle uscite che sono tendenzialmente escursionistiche, con qualche arrampicata in falesia. Si decidono progetti, si discutono problematiche, si fa il punto della situazione. Alpiteam in quanto organo tecnico valuta la fattibilità delle escursioni. (Alpiteam, intanto, continua anche a organizzare il corso di Alpinismo per la comunità terapeutica Arca di Como). Sono ovviamente le comunità a decidere quanti e chi sono i ragazzi che da un punto di vista di percorso comunitario possono partecipare alle escursioni. Le uscite sono percorsi paralleli al cammino fatto in comunità dal ragazzo. Per questo si chiama montagnaterapia. Non perché la montagna “guarisca”, ma perché l’andare in montagna è strumento pedagogico nel percorso di cura all’interno della comunità. Il lavoro terapeutico, che ogni comunità terapeutica compie, come dicevo sopra, avviene prima, durante e dopo la gita. Abbiamo anche organizzato trekking di cinque giorni: la via Francigena toscana nel 2016, da “Zero a Tremila” partendo dal mare per giungere in vetta al Gran Sasso nel 2017, “Sentieri di guerra, sentieri di pace” nel 2018, attorno alle Tre Cime di Lavaredo. Tutto il lavoro pedagogico è stato fatto sia durante i trekking e poi singolarmente nelle Strutture. Inoltre, come Passaggio Chiave, abbiamo organizzato un convegno tre anni fa a Monza e quest’anno, il 15 novembre, ne organizziamo un altro. Questi convegni sono per gli addetti ai lavori dei servizi sociosanitari, sono momenti di riflessione e di proposta con un tema condiviso.

Per le attività di Passaggio Chiave vi è un contributo economico del CAI Lombardia e del CAI Centrale e con tanta fatica anche le comunità destinano un loro budget. Abbiamo poi un grandissimo sponsor che è Sergio Longoni con Sport Specialist”.

Quali sono le chiavi di successo della durata delle attività di montagnaterapia di Alpiteam?

“La passione, l’amicizia, l’amore per la montagna, il voler trovare sempre idee nuove e la scoperta di poter dare a chi ne ha più bisogno un pizzico di solidarietà, ma soprattutto di rendersi conto che siamo stati arricchiti attraverso la relazione con coloro che vengono ritenuti “devianti”. Anche il riconoscimento che negli anni abbiamo avuto (Premio Marcello Meroni) e la considerazione per il nostro operato, nato in silenzio e che man mano ha dato voce al valore della solidarietà di cui è portatore il CAI.

Da un punto di vista assicurativo per l’accompagnamento, quali sono le novità in base alle nuove direttive pubblicate il 1° aprile 2019?

“Sin dall’inizio abbiamo deciso di rendere soci CAI tutti i ragazzi che si iscrivevano al corso per avere copertura assicurativa. Successivamente abbiamo scoperto che sulle patologie certificate non c’era alcuna copertura. È stato formato un gruppo di lavoro (di cui facevo parte) su richiesta del CDC del CAI Centrale, il cui obiettivo era quello di elaborare delle linee guida riguardanti le attività di montagnaterapia che da anni si svolgono in tutta Italia e sulla base di queste poter poi intervenire con un’assicurazione a copertura anche dell’infortunio e non solo per la RC. Dal 1° aprile 2019 chiunque fa attività di montagnaterapia ha una copertura assicurativa. Tali attività devono rientrare nei programmi sociali delle sezioni CAI in collaborazione con i committenti, cioè fra chi chiede l’intervento tecnico ad esperti di montagna. In base al progetto condiviso fra la sezione e la comunità/ente si fa richiesta di una copertura assicurativa. Se i ragazzi e gli educatori che partecipano al progetto non sono soci la quota è di 6 € al giorno, se sono soci pagano 3€ al giorno (per i soci il CAI Centrale interviene con il 50% della quota). Sono assicurazioni giornaliere, ad uscita.

Un consiglio pratico ad una sezione che desidera approcciarsi alle attività di montagnaterapia per la prima volta; cosa diresti loro?

1. Perché vogliono svolgere tali attività? Qual è il senso della scelta?

2. Di formarsi e informarsi (per chi già non lo fosse)

3. Di progettare con puntigliosità il programma e in rete con il committente (servizi…)

4. Di essere consapevoli che il luogo in cui effettuare uscite e altro è l’ambiente alpino

5. Che la montagna deve essere tutelata e rispettata, quindi frequentata come ospiti e non da padroni. E questo vale per tutti

6. La montagnaterapia è anche cura della montagna. La montagnaterapia è dialogo e rispetto reciproco.

Salire n° 21 Giugno 2019 , trimestrale CAI Regione Lombardia

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La montagna non cura! Educa.

Per una “Pedagogia della montagna” … le riflessioni continuano. Di seguito riportiamo il contributo di Gianni Carrino (istruttore sezionale alpiteam)

La montagna non cura, educa! Per una Pedagogia della Montagna.

Così come nell’antica Grecia i maestri avevano la funzione trasmissiva verso gli allievi, anche la montagna assolve questa funzione. Allo stesso tempo la montagna non cura, dove il “non” sta per negazione, ed i “no” aiutano a crescere. Nel rapporto “maestro” (la montagna) ed allievo (i frequentatori) avviene l’atto di educare, l’ex – ducere, ovvero “tirar fuori”.

La montagna educa e i frequentatori prestano attenzione ad essa, sono premurosi, se ne prendono cura. Curare l’ambiente, in generale, e quindi anche la montagna, è un atto che trascende noi stessi, un atto di generosità verso ogni essere. Il prendersi cura di qualcosa e/o di qualcuno è altresì un agire educativo. Un modo per abbandonare l’”io” e il “mio” per coltivare il “noi” e il “nostro”.

La montagna mi ha insegnato a non barare, ad essere onesto con me stesso e con quello che facevo” così scriveva Walter Bonatti (alpinista, scrittore ed esploratore) in Montagne di una vita. È probabile che Bonatti avesse già in mente la “pedagogia della montagna” o semplicemente ha vissuto l’andare in montagna come “mezzo per far crescere l’uomo che è in noi” (W. Bonatti, Una vita così).

La montagna è un ambiente particolare che parla attraverso l’enormità di silenzio che la circonda. Il silenzio impone i suoi ritmi che non sono i nostri usuali, così come il camminare in montagna ha allo stesso modo dei ritmi e delle soste. Il silenzio ci richiama l’occasione di fermarsi, di riflettere, di entrare in contatto con noi stessi e con alcune parti di noi sopite dalla velocità. La montagna parla di lentezze e di ritmi rallentati. La montagna esprime purezza, è un terreno spesso incontaminato, vergine, è ricca di natura che cresce libera e selvaggia o che resta immutata, come le rocce. Molti luoghi che poi raggiungiamo parlano della bellezza: grandiose visioni, improvvisi incontri, orizzonti infiniti. La montagna parla della nostra capacità di ascoltare, di sentire e di provare vissuti e sensazioni (Un contesto pedagogico, Fabiano Gorla).

In educazione un’attenta scelta del contesto in cui andiamo ad operare molto importante, detto con le parole del filosofo dell’educazione e pedagogista Riccardo Massa: “il contatto con l’elemento naturale non si limita ad essere un ingrediente, seppur irrinunciabile; è al contrario il riferimento nodale, il nucleo dal quale traggono spunto e sul quale si innestano tutte le attività”.

G.C.

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Pedagogia della montagna

Pedagogia della montagna, uno scritto del direttore dei corsi Beppe Guzzeloni.

  • Drogarsi consiste nell’assumere sostanze che alterano la coscienza e il corpo è la via attraverso il quale il soggetto accede ad una sensazione di forza, di estraneazione, di assolutezza e di totalità.
  • Drogarsi significa acquisire “un’ identità” con stili di vita, modi di essere e di relazionarsi condizionati dall’abuso.
  • Il lavoro educativo si basa sulla relazione e prospetta il passaggio dalla tossicomania ad un sintomo personale. Tale passaggio ne prevede un altro, complementare e non semplice nella sua attuazione. Il passaggio dal corpo alla parola.
  • Il tossicodipendente porta con sé la difficoltà a rappresentarsi con la parola. E solamente se coglie nella parola, propria e dell’altro, una possibile alternativa alla droga che quell’identità che si è costruita, può essere messa in discussione.
  • Il percorso di cura e di apprendimento consiste nel vivere l’esperienza, della soggettività che si “tuffa” nell’oggettività della realtà e da questa trasformata. Consiste, inoltre, nell’accompagnare il tossicodipendente sulla strada di una rappresentazione di sé non più frutto della costruzione sociale (stigma), ma della consapevolezza che “ho dei problemi”.
  • Questo è possibile solo se vi è rielaborazione del ricordo e dell’agito. Spesso il ricordo viene rimosso, ma viene agito (sintomo). La tossicodipendenza è l’agito del rimosso, il sintomo di una sofferenza.

 

E l’andare in  Montagna?

 E’ lo ( o uno degli spazi) spazio e luogo (ambiente naturale ed umano) in cui il corpo può viversi e sperimentarsi. Un luogo particolare dove vivere l’opportunità di darsi un tempo per sé, con gli altri o da solo, in cui poter prendere contatto con se stessi. E’ l’opportunità di cominciare a “scoprirsi” attraverso la conoscenza di un ambiente naturale ed umano, mediante azioni, esperienze ( cammino, arrampicata…) che, se accompagnati nell’elaborazione del vissuto, aiutano ad aprirsi a se stessi e alla propria rappresentazione, “del chi sono io”. L’andare in montagna è uno stato mentale, una dimensione esistenziale, luogo delle piccole e grandi domande, specchio della propria coscienza. L’aspetto pedagogico, però, non è solamente fare delle attività in montagna, magari in modo consumistico, ma è quello di aiutare a vivere la montagna come luogo da rispettare, conoscere e difendere. La montagna è il luogo in cui natura e cultura, uomo e paesaggio, convivono nella ricerca del proprio equilibrio. Non vado in montagna per rischiare, ma imparo ad affrontare e gestire il rischio poiché è insito dell’ambiente.

 

Per pedagogia della montagna si intende la costruzione intenzionale di un setting, di un dispositivo emotivo, formativo ed educativo che ha come obiettivo la cura di sé, che investe  la vita interiore del soggetto e ne promuove la crescita personale. Tale processo si svolge, cresce e matura nel contesto alpino come luogo in cui natura e cultura, uomo e paesaggio, convivono nella ricerca del proprio equilibrio. Ciò può avvenire solo se “si fa esistere” la montagna non solo come spazio naturale (geologico, botanico e zoologico) ma dalle invenzioni estetiche, dalle metafore e dalle simbologie umane. La montagna come luogo di espressione educativa intesa come possibilità di elevazione oltre che fisica (rappresentazione corrispondente ai propri bisogni) soprattutto spirituale. E’ nel rapporto, nella relazione, nell’apertura consapevole e responsabile tra soggetto e ambiente alpino che possono crearsi  le opportunità di recupero di potenzialità e risorse personali. E’ un processo che mi porta a “sentirmi parte” dell’ambiente alpino. ”Sentire e avere la montagna dentro” è un lungo cammino fatto di motivazione,  esperienze e conoscenza: trovare il senso di camminarla, arrampicarla, guardarla e osservarla comunque ( imparare un territorio). E’ il significato di andare in montagna, al di là della mete, delle motivazioni. Basta andarci. Toccare un appiglio, allacciarsi i ramponi, osservare degli stambecchi o intuire i movimenti di una marmotta, alzarsi all’alba, avere paura di attraversare un crepaccio, godere del vento….Provare l’impotenza davanti ad una montagna e alla sua sacralità è una sensazione di bellezza e stupore, di elevazione , di paura e di interrogativi.  La montagna stimola l’istinto: i sensi sono cardini per la ragione, la conoscenza e la memoria. Il camminare, l’alpinismo, l’arrampicare devono diventare azioni consapevoli di conoscenza di sé e dell’ambiente in cui si svolgono tali attività. La conoscenza di sé (limiti, scoperta di emozioni, espressione del corpo, scoperta di possibilità proprie….), l’apprendimento di una tecnica, l’esperienza della frequentazione della montagna  diventano luoghi di cura nella misura in cui “ mi occupo” anche di tutelare lo spazio che mi offre l’opportunità di cambiamento sia dal punto di vista della salute che di crescita umana e sociale. La cura di sé è imprescindibile dalla cura dell’ambiente alpino. La valenza pedagogica nel promuovere una relazione responsabile tra soggetto e ambiente alpino, offre la possibilità di incrementare la partecipazione alla vita sociale e ad una maggior consapevolezza che “la patologia” non annulla il poter esprimere la propria “cittadinanza”.

 

Alcuni obiettivi educativi

Processo di apprendimento e miglioramento del funzionamento cognitivo

Migliorare le capacità di socializzare

Attenzione all’altro

Superare lo stigma

Dare senso alla fatica

Capacità di adattamento

Acquisire e migliorare competenze

Dare senso alla rinuncia, accettare” Il no”

Dare senso al rischio e al coraggio

Passare dall’agire al pensare

Accettazione di sé

Controllo dell’ansia e dell’impulsività

Autonomia e interdipendenza

Coerenza e continuità

Scegliere e valutare

Saper attendere e dare senso al tempo

 

In sintesi

L’andare in montagna ( nelle sue varie espressioni) è una scelta personale e ha una valenza pedagogica (paradigma) perché:

  • È opportunità di recupero di potenzialità e risorse personali ( offuscate dall’abuso)
  • E’ opportunità di tradurre l’agire in parola ( vivo e dico ciò che sento, penso..)
  • Interazione con un ambiente particolare ( conoscenza)
  • Opportunità “politica” di partecipazione ( rispetto ambiente e impegno per la sua salvaguardia)
  • Acquisizione di una propria “visione” del mondo

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Passaggio Chiave: presentazione programma 2019

Alla scoperta della montagna per scoprire se stessi”: il gruppo Passaggio Chiave presenta il suo programma di uscite nell’ambito della montagnaterapia

Aiutare le persone a scoprire nuovi orizzonti e costruire progetti di vita.

Lunedì 25 febbraio dalle 17 alle 20, presso la sezione CAI di Bovisio Masciago (MB), il gruppo Passaggio Chiave presenterà ufficialmente al pubblico il proprio programma di uscite in montagna che avranno luogo principalmente in Lombardia “sconfinando” in qualche occasione anche in Piemonte e in Liguria.

Il gruppo Passaggio Chiave è una rete per la montagnaterapia che utilizza l’escursionismo e le scalate come strumento pedagogico nel percorso terapeutico di persone con problemi di dipendenza. Tra gli enti che vi fanno parte, oltre ad Alpiteam (scuola di alpinismo lombarda), figurano Arca di Como, Dianova Onlus, ATS Brianza, U.O. Dipendenze ASST Monza, Comunità Il Molino, Comunità Il Progetto, U.O. Alcologia e Nuove Dipendenze di Vimercate, U.O.C. Servizi Dipendenze ASST Rhodense, U.O. ASST Santi Paolo e Carlo, U.O.C. Rete Dipendenze ASST Lecco e Cooperativa Sociale Solaris.

Nel corso della serata dal titolo “Alla scoperta della montagna per scoprire se stessi”, un operatore del gruppo Passaggio Chiave presenterà le attività e i servizi della rete, mentre un utente racconterà in prima persona l’esperienza vissuta in una delle uscite degli anni passati. È inoltre previsto un rinfresco per tutti i presenti.

Il programma 2019 è stato strutturato alternando uscite semplici e un po’ più impegnative, proponendo in alcuni casi un “doppio binario”, ovvero un punto di arrivo intermedio raggiungibile con maggior facilità rispetto all’obiettivo “finale”, in modo da poter consentire ad un maggior numero di persone la partecipazione, dividendo il gruppo che si riunirebbe poi al termine dell’escursione. Saranno inoltre a disposizione diverse strutture di arrampicata tra cui la palestra del CAI di Bovisio Masciago, la parete di arrampicata della Comunità Dianova di Garbagnate Milanese e la Sala boulder della Comunità Il Molino.

Alla serata di presentazione sono stati invitati il Presidente Generale del CAI Vincenzo Torti, il Presidente Regionale del CAI Renato Aggio, il Presidente della Sezione CAI di Bovisio Masciago Gianpaolo Monti, i Direttore Generale delle ATS e ASST partecipanti ed un rappresentante degli enti che gestiscono i servizi residenziali per le dipendenze.

L’evento, per concludere, sarà senz’altro un’importante occasione per creare sinergie sul territorio e dare nuove prospettive a tutti quegli enti che hanno in comune la montagna come scenario educativo dove vivere un’esperienza di cura e riabilitazione, proponendo un concetto diverso di inclusione in cui ogni abilità dei singoli concorre al risultato finale del gruppo.

Per informazioni: Massimo Dorini, 335 325692, mdorini@asst-rhodense.it

volantino: invito passaggio chiave

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Sentieri di guerra, sentieri di pace. Primo giorno.

Lunedì 17 settembre, come previsto, la rete Passaggio Chiave è partita per la 5 giorni in Dolomiti.

Prima tappa raggiunta: Rifugio Antonio Berti, situato a mt.1950 nel gruppo del Popera, patrimonio naturale dell’Unesco, al margine dell’omonimo vallone nel comune di Comelico Superiore in provincia di Belluno.

Inaugurato nel 1962, è dedicato al grande alpinista Antonio Berti “Cantore delle Crode” che ha esplorato e descritto dettagliatamente le Dolomiti Orientali.

Foto: Primo giorno

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Passaggio Chiave. Presentato il terzo progetto

E’ stato presentato oggi in ATS Monza e Brianza il terzo progetto della rete di montagnaterapia Passaggio Chiave, il titolo scelto è “sentieri di guerra, sentieri di pace: camminando tra le trincee della Prima Guerra Mondiale”.

Partenza prevista per lunedì 17 settembre e, per 5 giorni, si camminerà sulle Dolomiti da rifugio a rifugio.

L’esperienza sarà supportata dai nostri accompagnatori e istruttori, nonchè da istruttori del CAI Veneto, che si occuperanno di svolgere tutte le funzioni tecniche di accompagnamento e di guida lungo i sentieri e le montagne che affronteremo.

All’iniziativa parteciperanno operatori e pazienti di ATS Brianza,  U.O.D. ASST Rhodense, Comunità terapeutica l’ARCA di Como e la Comunità terapeutica il Molino-Cooperativa Sociale Sette Onlus.

La U.O.D ASST di Monza e U.O.D.ASST di Vimercate, che fino all’ultimo sono stati coinvolti nella organizzazione purtroppo non  parteciperà all’esperienza per diversi motivi.

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