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Sentieri di guerra, sentieri di pace. Primo giorno.

Lunedì 17 settembre, come previsto, la rete Passaggio Chiave è partita per la 5 giorni in Dolomiti.

Prima tappa raggiunta: Rifugio Antonio Berti, situato a mt.1950 nel gruppo del Popera, patrimonio naturale dell’Unesco, al margine dell’omonimo vallone nel comune di Comelico Superiore in provincia di Belluno.

Inaugurato nel 1962, è dedicato al grande alpinista Antonio Berti “Cantore delle Crode” che ha esplorato e descritto dettagliatamente le Dolomiti Orientali.

Foto: Primo giorno

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presentazione

Passaggio Chiave. Presentato il terzo progetto

E’ stato presentato oggi in ATS Monza e Brianza il terzo progetto della rete di montagnaterapia Passaggio Chiave, il titolo scelto è “sentieri di guerra, sentieri di pace: camminando tra le trincee della Prima Guerra Mondiale”.

Partenza prevista per lunedì 17 settembre e, per 5 giorni, si camminerà sulle Dolomiti da rifugio a rifugio.

L’esperienza sarà supportata dai nostri accompagnatori e istruttori, nonchè da istruttori del CAI Veneto, che si occuperanno di svolgere tutte le funzioni tecniche di accompagnamento e di guida lungo i sentieri e le montagne che affronteremo.

All’iniziativa parteciperanno operatori e pazienti di ATS Brianza,  U.O.D. ASST Rhodense, Comunità terapeutica l’ARCA di Como e la Comunità terapeutica il Molino-Cooperativa Sociale Sette Onlus.

La U.O.D ASST di Monza e U.O.D.ASST di Vimercate, che fino all’ultimo sono stati coinvolti nella organizzazione purtroppo non  parteciperà all’esperienza per diversi motivi.

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Passaggio Chiave e … le 52 gallerie

In linea con quanto previsto dal progetto 2018, la rete Passaggio Chiave il 28 agosto ha percorso la strada delle 52 gallerie per NON DIMENTICARE cosa han dovuto fare l’essere umano durante la grande guerra a 100 anni di distanza. Il gruppo, seguito dai nostri istruttori e accompagnatori, ha potuto meglio comprendere la tragedia, iniziata nel 1918, grazie alle guide turistiche del luogo.

foto di Alvaro: Monte Pasubio

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Passaggio Chiave al Rifugio Omio

Domenica 5 agosto la rete Passaggio Chiave, accompagnata da alpiteam, si è recata al Rifugio Omio.

Il Rifugio Omio appartiene alla SEM -Società Escursionisti Milanesi- che lo edificò nel 1937 in memoria di Antonio Omio, perito il 16 settembre 1935 per assideramento durante la discesa dalla Punta Rasica in Val di Zocca. Sorge al centro dell’anfiteatro della Valle dell’Oro, base ideale per ospitare corsi di roccia per le salite alla Punta Sfinge, Pizzo Ligoncio, Punta Milano, Pizzi dell’Oro, Cime del Calvo, Punta Fiorelli, Punta Medaccio. Poco distante dal rifugio, a circa 15 minuti di cammino, è presente la struttura Rockylandia, ideale per l’arrampicata sportiva. Il Rifugio Omio è un punto strategico nelle traversatedalla Val dei Ratti, dalla Val Codera, dalla Val Merdarola, alla Val Porcellizzo, tappa del Sentiero Walter Bonatti e della celebre Trail Running “Kima” sul Sentiero Roma. Numerosi sono i punti di interesse naturalistico sui percorsi da e per il Rifugio, senza dimenticare la possibilità di trascorrere momenti irripetibili di pace e tranquillità in un ambiente unico ed in un clima famigliare e cordiale. Il Rifugio Omio dispone di 30 posti letto, pertanto si consiglia di prenotare o di verificare la disponibilità.

foto di Alvaro: Rifugio Omio

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Chiusura corso 2018

Il corso 2018 si è chiuso con tre giorni dal 27 al 29 luglio, tra cultura walser (Gressoney la Trinitè) e salita al Breithorn occidentale (4165mt).

La prima giornata è stata dedicata alla cultura walser visitando una casa rurale (museo walser di Gressoney la Trinitè), la seconda giornata è stata dedicata all’arrampicata, escursionismo (raggiungendo il rifugio Oriondè) e alla ferrata Valturnanche, e alle tecniche di salita su ghiaccio. L’ultima giornata è stata tutta per il Breithorn che rappresenta la prima salita di un 4000 per gli allievi, momento da sempre particolarmente ricco di emozioni.

Prima dei saluti c’è stato un momento di riflessione sul corso e un arrivederci ad ottobre, per la festa finale e consegna degli attestati.

foto di Alvaro: primo giorno – secondo giorno – terzo giorno

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Tre giorni nel gruppo del Catinaccio al cospetto delle Torri del Vajolet

Graziati anche dal meteo (solo di notte ha piovuto) il Corso con Arca di Como 2018 ha fatto tappa nelle Dolomiti del Gruppo Catinaccio, dal 13 al 15 Luglio pernottando presso il Rifugio Re Alberto (2621 mt)nel Parco Naturale dello Sciliar-Catinaccio (UNESCO), il tutto rispettando anche il tema del Corso 2018: “le minoranze etiniche delle Alpi”.

“Catinaccio” nasce dalla parola ladina “Ciadinàc”, che significa conca di montagna, detriti. Ancora oggi i Ladini, soprattutto della Val di Fassa, chiamano “la loro montagna” così.

La sua storia alpinistica e quella dei suoi rifugi, risale agli albori di questa nuova maniera di vivere la montagna e precisamente nel 1874, con la prima ascensione alla vetta prestigiosa compiuta dagli inglesi salendo dalla Val di Fassa; nel 1878 il sudtirolese Johann Santner scoprì l’acceso al “Gartl” lungo la gola ora percorsa dalla ferrata che ha preso il suo nome.
Nel 1910 si cominciò ad attrezzare con pioli di ferro e funi metalliche la gola del passo Santner per facilitare l’accesso alla conca del Vajolet, ove il fassano Marino Pederiva eresse nel 1929 una capanna in legno. La celebre guida alpina di Pera di Fassa, Tita Piaz, acquistò poi quel primo ricovero, e nel 1933 costruì la Gartlhütte o rifugio re Alberto 1° in omaggio al celebre re belga che compiva le sue scalate dolomitiche al fianco del “diavolo delle Dolomiti”.

Foto di Alvaro: primo giorno

Foto di Alvaro: secondo giorno

Foto di Alvaro: terzo giorno

 

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Due giorni al Rifugio Vittorio Sella con Passaggio Chiave

Il 4 e 5 luglio la rete Passaggio Chiave, affiancata dai nostri accompagnatori, ha trascorso momenti di gioia nella bellezza naturale del Parco del Gran Paradiso. Il primo giorno il gruppo ha raggiunto il magnifico Rifugio Vittorio Sella nell’Alpe Louson (2588mt), mentre il secondo giorno una parte del gruppo ha raggiunto il Colle della Rossa (3195 mt), il valico è un importante punto di passaggio tra il vallone che ospita il rifugio Vittorio Sella e quello di Vermiana.

Foto di Alvaro: Rif. Sella

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Verso un nuovo mattino. Enrico Camanni

Brani tratti dall’ultimo libro di Enrico Camanni “Verso un nuovo mattino. La montagna e il tramonto dell’utopia”

“… ho conosciuto molti ragazzi e molti uomini che avevano trovato nell’alpinismo il compenso al loro fallimento nella vita di ogni giorno. Uomini che avevano dato e che danno caparbiamente tutto se stessi alla montagna, con l’illusione di trovare un’affermazione che li ripaghi da tutte le frustrazioni. Alcuni si illudono di essere qualcuno, credono di essere importanti, solo perché nell’alpinismo hanno raggiunto il vertice. Ma se tu li trasporti in un altro ambiente, se li inserisci in un differente contesto sociale, allora li vedi incapaci di sostenere un dialogo qualsiasi …” (I falliti, di Gian Piero Motti)

Lo scalatore che impara a vivere come gli altri è un rivoluzionario, pensa Motti. non esiste alcuna superiorità in chi pratica l’alpinismo. La persona non si misura dalla temerarietà o dall’abilità di fuga, ma dalla sensibilità umana. Scappare in montagna è inutile perché la quotidianità prima o poi ti riprende e ti presenta il conto.

La cima delle montagne non sarebbe un male, di per sé, se gli alpinisti non fossero costretti a raggiungerla. Quante volte si sente dire che quel tale ha fallito perché non è arrivato in vetta! Quanti scalatori rischiano la pelle per salire in cima con il mal tempo, con il mal di pancia, con la voglia di tornare indietro! Non ci sarebbe niente di sbagliato a desiderare la cima se si fosse libero di non farlo. Sarebbe bello andarci un pò per caso, in un tiepido pomeriggio d’estate, quando il cielo si spalanca e le gambe dicono “proseguiamo”, e sarebbe ancora più bello non andarci se si è stanchi di salire, sazi di arrampicare, se il gioco è durato abbastanza. Perché giocando ci si diverte, diversamente si soffre.

(Enrico Camanni)

 

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Solstizio delle Alpi: l’intervento di alpiteam

Il 23 giugno Beppe Guzzelloni (Direttore corsi alpiteam) e Pier Pierlasca (educatore Comunità Arca di Como) sono intervenuti alla serata prevista dall’evento Solstizio delle Alpi. Ecco l’intervento di Beppe

“Alpiteam nasce per tentare una nuova strada, per aprire una nuova via: proporre una nuova visone dell’insegnamento, della didattica all’interno delle Scuole del CAI. Una didattica che non fosse solo trasmissione di informazioni e di competenze tecniche (seppur neccessarie e importanti), ma quella di cercare di costruire una relazione con l’allievo che lo accompagnasse nella scoperta di storie ed esistenze umane, di contesti, culture e paesaggi dell’ambiente alpino. Nel corso degli anni, ben 32,  la nostra esperienza con i ragazzi della Ct Arca di Como ci ha arricchiti e resi più consapevoli, insegnandoci ( nel senso di aver lasciato in noi un segno)  che la trasmissione di nozioni, informazioni e passioni è sterile se non costruita sulla relazione. Il vero cuore di un corso di alpinismo è fatto di ore di lezione che devono essere avventure ( salite…) incontri, esperienze intellettuali ed emotive profonde. Per rinnovare le scuole di alpinismo, bisogna reinventare il discorso educativo, una nuova pedagogia della montagna. Questa reinvenzione, fatta di cultura e tecnica, esperienze e riflessioni, potrebbe ostacolare la via a quel godimento mortale che sospinge parte dei nostri giovani verso la dissipazione della vita, perdendosi nella tossicomania, nell’alcolismo, nella depressione e nella violenza. Nessuna formazione può però avvenire cancellando il passato: occorre attraversarlo. il processo di soggettivazione, es è la nostra esperienza, richiede sempre una ripresa in avanti di ciò che si è stati. Alpiteam è nata come proposta ribelle all’interno del CAI; ma non rinnega la propria storia e la propria appartenenza al sodalizio…anzi!! Il nostro sforzo, poetico ed erotico, lavora su quelle tradizioni del CAI ormai superate e sepolte.”

Foto di Alvaro: Solstizio delle Alpi

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