A te che mi cammini di fianco

A te che mi cammini di fianco, di Beppe Guzzeloni

Se un giorno, desto all’alba, mentre m’incammino nel silenzio del sentiero che mi accompagna tra spigoli e pilastri, mi sorride la pace in me, perché tu ci sei, questa è montagnaterapia.

Se ti amo nei fiori, nel canto degli uccelli, nel fischio delle marmotte, nella danza dei larici in sintonia col vento, nella cavalcata delle nuvole, nel freddo mattutino, mentre accarezzo la roccia o m’infilo i ramponi, questa è montagnaterapia

Se ti amo nella luce o nella notte e in tutto in quel che vivo, che faccio, che sono (almeno ci provo), se ti amo mentre arranco sul pendio di neve o m’intrattengo sulla cresta guardando l’orizzonte o ascoltando da che parte arriva il vento, questa è montagnaterapia.

Se un vento pazzo che s’irride di tutto, come l’infanzia, mi sospinge al pensiero di te rendendomi più certo nel mio cammino, più sicuro nei miei salti, amico dell’ansia e della paura, questa è montagnaterapia.

Se vivo il dolore con speranza, se accolgo la mia mancanza attraverso la tua parola, se le mie lacrime s’asciugano con le tue carezze, se arrampico alleggerito dal pensiero di te, questa e montagnaterapia.

Se il mio cuore s’appresta con ritmo cadenzato a sostenere la fatica gioiosa del vivere sospinto dalla tua voce e dal tuo sorriso, mentre lo sviluppo della cordata s’insinua fessure e diedri in armonia con la vertigine, questa è montagnaterapia.

Se un giorno, d’incanto, pronuncerò il nome di quel fiore o di quell’albero, se riconoscerò il tipo di roccia che mi sovrasta e il versante che mi osserva mentre porgo i miei passi sul sentiero, questa è montagnaterapia.

Se un giorno la montagna verrà rispettata e amata per quella che è, se non verrà oltraggiata da impianti di risalita, funivie, strade e costruzioni a fini di lucro. Se non si arrampicherà dove nidificano il falco pellegrino o il gallo cedrone grazie all’impegno di molti, questa è montagnaterapia.

Se un giorno malati e sani si daranno la mano, se le patologie saranno cittadinanza, se le differenze saranno ricchezza, questa è montagnaterapia.

Se un giorno ti dimenticherai di me, se tu un giorno dovessi vivere il tuo desiderio in un altrove, se un giorno le montagne riecheggeranno i nostri nomi nei miei ricordi, questa è montagnaterapia.

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Gabriele Bianchi, Socio Onorario

 “ Fai attenzione ai tuoi pensieri, perché diventano parole. Fai attenzione alle tue parole, perché diventano le tue azioni. Fai attenzione alle tue azioni, perché diventano abitudini. Fai attenzione alle tue abitudini, perché diventano il tuo carattere. Fai attenzione al tuo carattere, perché diventa il tuo destino”. (Lao Tzu)

Sì, gran parte della tua vita, caro amico Gabriele, è stata votata alla montagna, attraverso la sua frequentazione e, soprattutto, nella condivisione di passioni e ideali, all’interno del Club Alpino Italiano. Prima come semplice iscritto, poi come presidente della sezione di Bovisio e, successivamente, con responsabilità maggiori, fino alla presidenza generale che hai onorato con dedizione nell’interesse di tutto il Sodalizio.

Gabriele, nei pensieri, nelle parole, nelle azioni, attraverso il tuo carattere, ti sei costruito il tuo destino all’interno del CAI che serba in sé la tua fondamentale testimonianza vissuta con coerenza, serietà, competenza e passione.

Ed è all’interno del tuo destino che nasce, cresce e matura l’esperienza di Alpiteam.

Alpiteam è una tua costola. I loro destini, all’interno del CAI, si sono intrecciati, accomunati da idee e ideali sostenuti anche da confronti, a volte anche accesi, con l’obiettivo di costruire e dare senso all’esperienza all’interno del Club Alpino Italiano. Con il desiderio di guardare avanti, non solo al proprio particolare, ma con uno sguardo alla società e, innanzitutto, per l’interesse per la montagna.

Ben meritata, quindi, l’onorificenza, ricevuta, amico caro.

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Angelo Riva. Alpinismo a Km zero. Le quattro stagioni della Grignetta

Mercoledì 12 giugno – ore 21 presso la sede del CAI di Bovisio Masciago, nell’ambito del programma del corso di alpinismo, serata con Angelo Riva

Si tratta di una serata che, attraverso oltre 400 immagini digitali, porta la platea in Grignetta, in tutte le stagioni dell’anno, con il sole, con la pioggia o con la neve, lungo i suoi canali, le sue guglie e le sue creste. Attraverso la semplice escursione, fino alla scalata “estrema”, lo spettatore verrà coinvolto in un alpinismo che trascende il luogo nel quale si svolge l’azione e che si apre verso spazi ed altezze che sono quelle delle grandi montagne, in ossequio alla tradizione di questa “montagna di casa”, sulla quale si sono formati i Cassin e i Bonatti, prima di entrare, con le loro imprese, nella storia dell’Alpinismo.

Angelo, geochimico di professione presso Eni SpA, dopo un’importante parentesi nel gioco degli scacchi (Candidato Maestro nel 1982), nel 1983 scopre la montagna e da allora questa diventa la passione della sua vita. Dopo 10 anni passati come istruttore di alpinismo della Regione Lombardia nella Scuola Val Ticino, lascia la scuola per dedicarsi a tempo pieno (il tempo libero) alla sua attività in montagna. Ha al suo attivo oltre 5000 salite (circa 1.5 milioni di metri in arrampicata), tra roccia, neve e ghiaccio, su tutto l’arco alpino ed alcune puntate sulla Sierra Nevada (California), nel Desert Rock (Utah) e sulle Montagne Rocciose (Canada). 25 prime ascensioni, sono infine il corollario alla sua vita verticale … fino ad oggi!

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La montagna non cura! Educa.

Per una “Pedagogia della montagna” … le riflessioni continuano. Di seguito riportiamo il contributo di Gianni Carrino (istruttore sezionale alpiteam)

La montagna non cura, educa! Per una Pedagogia della Montagna.

Così come nell’antica Grecia i maestri avevano la funzione trasmissiva verso gli allievi, anche la montagna assolve questa funzione. Allo stesso tempo la montagna non cura, dove il “non” sta per negazione, ed i “no” aiutano a crescere. Nel rapporto “maestro” (la montagna) ed allievo (i frequentatori) avviene l’atto di educare, l’ex – ducere, ovvero “tirar fuori”.

La montagna educa e i frequentatori prestano attenzione ad essa, sono premurosi, se ne prendono cura. Curare l’ambiente, in generale, e quindi anche la montagna, è un atto che trascende noi stessi, un atto di generosità verso ogni essere. Il prendersi cura di qualcosa e/o di qualcuno è altresì un agire educativo. Un modo per abbandonare l’”io” e il “mio” per coltivare il “noi” e il “nostro”.

La montagna mi ha insegnato a non barare, ad essere onesto con me stesso e con quello che facevo” così scriveva Walter Bonatti (alpinista, scrittore ed esploratore) in Montagne di una vita. È probabile che Bonatti avesse già in mente la “pedagogia della montagna” o semplicemente ha vissuto l’andare in montagna come “mezzo per far crescere l’uomo che è in noi” (W. Bonatti, Una vita così).

La montagna è un ambiente particolare che parla attraverso l’enormità di silenzio che la circonda. Il silenzio impone i suoi ritmi che non sono i nostri usuali, così come il camminare in montagna ha allo stesso modo dei ritmi e delle soste. Il silenzio ci richiama l’occasione di fermarsi, di riflettere, di entrare in contatto con noi stessi e con alcune parti di noi sopite dalla velocità. La montagna parla di lentezze e di ritmi rallentati. La montagna esprime purezza, è un terreno spesso incontaminato, vergine, è ricca di natura che cresce libera e selvaggia o che resta immutata, come le rocce. Molti luoghi che poi raggiungiamo parlano della bellezza: grandiose visioni, improvvisi incontri, orizzonti infiniti. La montagna parla della nostra capacità di ascoltare, di sentire e di provare vissuti e sensazioni (Un contesto pedagogico, Fabiano Gorla).

In educazione un’attenta scelta del contesto in cui andiamo ad operare molto importante, detto con le parole del filosofo dell’educazione e pedagogista Riccardo Massa: “il contatto con l’elemento naturale non si limita ad essere un ingrediente, seppur irrinunciabile; è al contrario il riferimento nodale, il nucleo dal quale traggono spunto e sul quale si innestano tutte le attività”.

G.C.

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