Pranzo sociale. Ti aspettiamo

Carissimi/e tutti/e,

 anche quest’anno Alpiteam vuole festeggiare con tutti voi, preziosissimi amici, l’esito positivo dell’anno sociale, che ormai sta andando al suo termine, con il pranzo annuale.

Alpiteam vuole trascorrere e condividere con voi ancora del tempo e lo vuole fare il 02 dicembre alle 12.30 presso il Ristorante Tre Re di Costa Lambro (MB).

Oltre all’ottimo menù, ci saranno filmati, racconto di ricordi e testimonianze dei ragazzi della Comunità Arca di Como che hanno partecipato sia al corso di alpinismo che alla “cinque giorni in dolomiti“ con Passaggio Chiave. E qualche sorpresa….

Alpiteam si augura di tutto cuore di vedervi tutti/e con il desiderio di abbracciarvi e, possibilmente, parlare di futuro.

 

                                                                                         Gli Istruttori di alpiteam

 P.S.

Si prega di voler comunicare la vostra adesione entro il 25 novembre 2018 :

 Ristorante “Tre Re” – Viale Monte Sabotino, 3 – Costa Lambro di Carate Brianza – Quota partecipazione  € 38,00 –

Angelo Pozzi             cell. 335 8054028     pozzi.kocis@virgilio.it

Beppe Guzzeloni       cell. 329 0072356     beppe.guzz@libero.it

Giuliano Fabbrica      cell. 333 7099946     minicagi66@gmail.com

Alvaro Mariani          cell. 347 2458679     alvaenri@katamail,com

Iolanda Formenti       cell. 338 2381739      iolanda.formenti@fastwebnet.it

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Passaggio Chiave. Presentato il terzo progetto

E’ stato presentato oggi in ATS Monza e Brianza il terzo progetto della rete di montagnaterapia Passaggio Chiave, il titolo scelto è “sentieri di guerra, sentieri di pace: camminando tra le trincee della Prima Guerra Mondiale”.

Partenza prevista per lunedì 17 settembre e, per 5 giorni, si camminerà sulle Dolomiti da rifugio a rifugio.

L’esperienza sarà supportata dai nostri accompagnatori e istruttori, nonchè da istruttori del CAI Veneto, che si occuperanno di svolgere tutte le funzioni tecniche di accompagnamento e di guida lungo i sentieri e le montagne che affronteremo.

All’iniziativa parteciperanno operatori e pazienti di ATS Brianza,  U.O.D. ASST Rhodense, Comunità terapeutica l’ARCA di Como e la Comunità terapeutica il Molino-Cooperativa Sociale Sette Onlus.

La U.O.D ASST di Monza e U.O.D.ASST di Vimercate, che fino all’ultimo sono stati coinvolti nella organizzazione purtroppo non  parteciperà all’esperienza per diversi motivi.

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Il giorno dell’Ovest di Gabriele

Due agosto 2013 (di Beppe Guzzeloni)

Attendevo il due che  s’inchioda a quel giorno. Il giorno dell’ovest di Gabriele, del tramonto di un amico, inizio di un vuoto. La notte che lascia il giorno.

Un mese.

Quante esistenze in un mese che mi sono strisciate accanto, quante braccia allargate in accoglienza di un futuro, quanti sguardi incappucciati e timorosi, imbavagliati da un passato ladro di speranze;

quante mani nelle mani, quanti dove e quando, anche senza perché.

Il due mi provoca estraneità a quanto di umano avviene. Mi taglia l’orizzonte, mi nasconde gli appigli, incerto il passo, strapiombanti i giorni.

Vivo un solo lato del mio tentar la vita, l’indietro. Scavo nel due, giorno delle ultime parole di Gabriele, come tormentato dal desiderio di fermare il tempo, di estirpare quel numero come pianta velenosa, eliminare qualsiasi combinazione aritmetica, qualsiasi operazione, con l’unica certezza matematica: il due mi ha tolto il sorriso.

Ma soprattutto il due mi tortura con delle domande e mi sbarra la strada a qualsiasi risposta, a qualsiasi fuga. Il due è esigente, chiede tempo, impone passaggi obbligati su appigli levigati dal dolore di Liliana, Samuele, Nausicaa, di tutti gli amici.

Il due chiede equilibrio, la difficile arte di collocarsi su appoggi sufficienti alle punte dei piedi, mentre il corpo si sporge sul davanzale della verticalità, sedendosi sul vuoto.

Il due non teme il vuoto, perché me lo ha sbattuto in faccia affidandolo alle mie mani, mentre il Lele se ne nutriva spiccando il volo.

Il due si è mangiato tutti i numeri, mi ha tolto il gusto di contare; non c’è più somma né sottrazione.

Questo è il mese che ho vissuto, barcollando. La notte ha pervaso le mie giornate.

Ma oggi è giorno. L’est s’affaccia lentamente. Il due ha bisogno di un appoggio, non può restare padrone di se stesso. Il due ha senso se indietro c’è l’uno e davanti il tre, il passato e il futuro.

Il futuro è costruzione di numeri, di combinazioni numeriche, di creatività e voglia di vivere e di contare i giorni.

Gabriele, con  la sua storia, i suoi anni vissuti, i suoi tormenti, è stato la somma dei suoi giorni.

Il due solo un passaggio mancato.

Gabriele vive e vivrà nei miei giorni.

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Volo

Volo di Beppe Guzzeloni

“Volo” ! E’ l’ultima parola che ho sentito pronunciare dal Lele, mentre, perso l’appiglio su una variante carogna,ha iniziato a vivere gli ultimi istanti della sua vita.

“Volo”! Parola pronunciata senza angoscia, senza terrore, ma solo per avvisarmi perché lo tenessi.

“Volo”: pochi istanti, un forte strappo sul mio imbrago, le corde che scorrono nelle mie mani, io che tengo. Silenzio. “Lele,Lele” urlo forte con la speranza di sentire qualcosa. La stessa cosa fa mio fratello Virginio. Entrambi legati alle sue corde. Silenzio. Non sentirò mai più la sua voce. Chiamiamo subito il Soccorso Alpino che in poco tempo ci raggiunge.

Lele è appeso al mio imbrago, al mio corpo. Resisto. Riesco a rinforzare la sosta con tre chiodi. Non posso muovermi.

Ho appeso al mio corpo, al mio cuore, ai miei sentimenti ,alla mia anima, al mio dolore, 65 anni di storia di Gabriele. Gran parte di essa non l’ho conosciuta, ma questi ultimi 4/5 anni di frequentazione assidua, soprattutto in montagna, mi hanno dato la possibilità di conoscere il valore della persona, la sua sensibilità intellettuale, la preparazione culturale, la passione umana per le persone, il valore alpinistico maturato, credo, in più di 40 anni di frequentazione delle montagne: pareti, creste, canaloni, speroni, pilastri…

Lele è appeso al mio imbrago. Il peso del suo corpo si somma al mio dolore, al dolore  potente di Liliana, di Samuele e di Nausica; al dolore dei suoi amici più cari, più stretti: il Baffo, il Babbo, Marcello; gli istruttori di Alpiteam, di cui Gabriele è stato l’ispiratore e fondatore con Giuliano, Felice, Elia, Franco,Kocis. Sento il dolore di tutti gli amici che non conosco. Inoltre sento diffuso un senso di responsabilità. Destino? Fatalità? Errore?

Lele amava le montagne, le grandi montagne e le grandi salite. Dalle alpi occidentali alle dolomiti, passando da quelle Centrali. Le spedizioni in Perù alla traversata delle Alpi, l’anno in cui è andato in pensione.

Arriva il Soccorso Alpino, constata ciò che già sapevo. Taglia la corda che ci teneva ancora uniti. Taglia quel cordone ombelicale attraverso il quale Gabriele mi ha arricchito di valori, gran parte dei quali vissuti con lui e riscoperti attraverso di lui: l’alpinismo e l’amore per le persone.

Dopo il taglio della corda mi sono sentito alleggerito, ma non liberato. Non voglio liberarmi dell’amicizia di Gabriele. Io e, credo anche tutti voi, mi sento ancora legato alla sua corda. Voglio restare legato alla sua corda, per il resto dei miei anni. Frequenterò ancora le montagne nei modi che riterrò opportuni e sicuri, nel rispetto dei sentimenti di mia moglie, dei miei fratelli e degli amici. Continuerò a fare l’istruttore d’alpinismo in base alle mie capacità, ma arricchite da questa esperienza: essere legato alla corda del Lele.

“Volo” è l’ultima parola che mi ha detto. “Volo” per il cielo. E ti, Guzz, fa minga el pirla, che mi guardi giò.

Ciao Lele.

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Solstizio delle Alpi: l’intervento di alpiteam

Il 23 giugno Beppe Guzzelloni (Direttore corsi alpiteam) e Pier Pierlasca (educatore Comunità Arca di Como) sono intervenuti alla serata prevista dall’evento Solstizio delle Alpi. Ecco l’intervento di Beppe

“Alpiteam nasce per tentare una nuova strada, per aprire una nuova via: proporre una nuova visone dell’insegnamento, della didattica all’interno delle Scuole del CAI. Una didattica che non fosse solo trasmissione di informazioni e di competenze tecniche (seppur neccessarie e importanti), ma quella di cercare di costruire una relazione con l’allievo che lo accompagnasse nella scoperta di storie ed esistenze umane, di contesti, culture e paesaggi dell’ambiente alpino. Nel corso degli anni, ben 32,  la nostra esperienza con i ragazzi della Ct Arca di Como ci ha arricchiti e resi più consapevoli, insegnandoci ( nel senso di aver lasciato in noi un segno)  che la trasmissione di nozioni, informazioni e passioni è sterile se non costruita sulla relazione. Il vero cuore di un corso di alpinismo è fatto di ore di lezione che devono essere avventure ( salite…) incontri, esperienze intellettuali ed emotive profonde. Per rinnovare le scuole di alpinismo, bisogna reinventare il discorso educativo, una nuova pedagogia della montagna. Questa reinvenzione, fatta di cultura e tecnica, esperienze e riflessioni, potrebbe ostacolare la via a quel godimento mortale che sospinge parte dei nostri giovani verso la dissipazione della vita, perdendosi nella tossicomania, nell’alcolismo, nella depressione e nella violenza. Nessuna formazione può però avvenire cancellando il passato: occorre attraversarlo. il processo di soggettivazione, es è la nostra esperienza, richiede sempre una ripresa in avanti di ciò che si è stati. Alpiteam è nata come proposta ribelle all’interno del CAI; ma non rinnega la propria storia e la propria appartenenza al sodalizio…anzi!! Il nostro sforzo, poetico ed erotico, lavora su quelle tradizioni del CAI ormai superate e sepolte.”

Foto di Alvaro: Solstizio delle Alpi

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Medaglia d’oro 2018 del CAI a Giuliano Fabbrica

Sabato 26 maggio, durante l’Assemblea nazionale dei delegati 2018 tenutasi a Trieste, é stata conferito la Medaglia d’oro a Giuliano Fabbrica (INA Emerito di alpiteam).

Ecco i suoi ringraziamenti:

Grazie.
Sentire le parole belle, pacate e penetranti di Luca, percepire lo sguardo paterno della presidenza del CAI e cogliere l’empatia di questa assemblea, di voi delegati, mi fa molto onore e di ciò vi ringrazio. Ma è soprattutto la presenza forte e l’ indelebile eredità storica di questo Sodalizio, che voi oggi degnamente rappresentate, che mi accoglie impreparato.
Non m’aspettavo alcuna riconoscenza, né l’ho cercata né voluta. Ho solamente amato la montagna, l’ho vissuta e rispettata; l’ho fatta amare ad altri, l’ho fatta vivere e rispettare ad altri. Ed è per questo che ho scelto di diventare Istruttore Nazionale, perché ho creduto nelle scuole del CAI , perché mi sono battuto per la loro evoluzione e perché diventassero espressione e memoria di esistenze di uomini e donne che hanno fatto la storia dell’Alpinismo.
Sono qui, su questo palco, con tibie traballanti. Sento su di me la vostra riconoscenza, la vostra stima, il vostro grazie. Sento una gioia immensa che mi confonde.
Grazie a Camilla, mia moglie, e ai miei figli che mi hanno sostenuto, sopportato, criticato.
Grazie agli istruttori di Alpiteam che hanno creduto, lottato, pensato, agito e che tuttora sfidano le difficoltà e portano ad altre realtà terapeutiche la propria sfida e visione.
Grazie a tutti coloro, e sono tanti, che hanno aiutato e aiutano il vivere di questa esperienza.
Un’esperienza particolare, significativa: umana, didattica, alpinistica.
Grazie a Don Aldo Fortunato fondatore e animatore instancabile della Comunità Arca di Como che ci ha lasciato nel 2016.
Grazie alle esistenze “scartate, devianti, emarginate, umane, sensibili, fragili e forti allo stesso tempo dei ragazzi che hanno frequentato i nostri corsi di alpinismo, in questi 32 anni. Mi hanno arricchito, ci hanno arricchito.
E qui cito Erri De Luca: “ E poi per me pesa pure il pensiero di essere un resto di parole di altri, che altri non possono più dire. E’ una responsabilità che m’imbarazza, perché dico le storie anche per loro, gli assenti….. E così penso che le mie sono pure storie loro, che io porto e le contengo, e quando muovo le labbra si stanno muovendo anche le loro…..”
Vorrei concludere con un auspicio, con una speranza. Non fate cadere il messaggio di Alpiteam, sostenete tutte quelle esperienze di solidarietà e gratuità, di cui il CAI è ricco e sa di esserne fiero.
Grazie ancora e un abbraccio di riconoscenza e gratitudine, mio e di Alpiteam.

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Festa del turismo dolce sulle Alpi. Alpiteam ci sarà

“Il turismo alpino è profondamente cambiato. Dalla visione consumistica della seconda metà del Novecento, sul finire del secolo si è passati al “consumo di emozioni”, sommariamente accorpate sotto stereotipate voci (sport, cultura, gastronomia, divertimento). Poi la domanda si è evoluta ulteriormente, e oggi una buona metà dei turisti della montagna non si accontenta di vivere un’emozione: vuole tornare a casa con un’esperienza. Da consumatore passivo, prodotto egli stesso del mercato turistico, il viaggiatore del XXI secolo vuole diventare protagonista attivo, consapevole e competente. È il cosiddetto “turista responsabile”, che pratica un turismo dolce o sweet.” Tratto dal sito www.solstizionellealpi.it

Acceglio, Valle Maira, 22, 23, 24 giugno 2018

Alpiteam, sarà in Valle Maira il sabato 23 e la domenica 24 per il Corso di Alpinismo, nel contempo il sabato pomeriggio porterà la sua testimonianza alla Festa del turismo dolce sulle Alpi.

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Ciao Renata!

Grazie Renata per la tua sensibilità e amicizia. Un grazie sentito e forte per l’aiuto che ci hai dato, perchè ci hai sostenuto, perchè hai creduto in noi. Non solo Alpiteam ha potuto attingere dalla tua lungimiranza, ma tutto il Club Alpino Italiano si è arricchito per la tua testimonianza.

Sei e resti un ricordo vivo che rimarrà nella memoria di Alpiteam.

Ciao Renata

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