24775089_497948233923876_4302666075955282170_n

Pranzo sociale. Ti aspettiamo

Carissimi/e tutti/e,

 anche quest’anno Alpiteam vuole festeggiare con tutti voi, preziosissimi amici, l’esito positivo dell’anno sociale, che ormai sta andando al suo termine, con il pranzo annuale.

Alpiteam vuole trascorrere e condividere con voi ancora del tempo e lo vuole fare il 02 dicembre alle 12.30 presso il Ristorante Tre Re di Costa Lambro (MB).

Oltre all’ottimo menù, ci saranno filmati, racconto di ricordi e testimonianze dei ragazzi della Comunità Arca di Como che hanno partecipato sia al corso di alpinismo che alla “cinque giorni in dolomiti“ con Passaggio Chiave. E qualche sorpresa….

Alpiteam si augura di tutto cuore di vedervi tutti/e con il desiderio di abbracciarvi e, possibilmente, parlare di futuro.

 

                                                                                         Gli Istruttori di alpiteam

 P.S.

Si prega di voler comunicare la vostra adesione entro il 25 novembre 2018 :

 Ristorante “Tre Re” – Viale Monte Sabotino, 3 – Costa Lambro di Carate Brianza – Quota partecipazione  € 38,00 –

Angelo Pozzi             cell. 335 8054028     pozzi.kocis@virgilio.it

Beppe Guzzeloni       cell. 329 0072356     beppe.guzz@libero.it

Giuliano Fabbrica      cell. 333 7099946     minicagi66@gmail.com

Alvaro Mariani          cell. 347 2458679     alvaenri@katamail,com

Iolanda Formenti       cell. 338 2381739      iolanda.formenti@fastwebnet.it

Approfondisci

IMG-20180917-WA0002

Sentieri di guerra, sentieri di pace. Primo giorno.

Lunedì 17 settembre, come previsto, la rete Passaggio Chiave è partita per la 5 giorni in Dolomiti.

Prima tappa raggiunta: Rifugio Antonio Berti, situato a mt.1950 nel gruppo del Popera, patrimonio naturale dell’Unesco, al margine dell’omonimo vallone nel comune di Comelico Superiore in provincia di Belluno.

Inaugurato nel 1962, è dedicato al grande alpinista Antonio Berti “Cantore delle Crode” che ha esplorato e descritto dettagliatamente le Dolomiti Orientali.

Foto: Primo giorno

Approfondisci

presentazione

Passaggio Chiave. Presentato il terzo progetto

E’ stato presentato oggi in ATS Monza e Brianza il terzo progetto della rete di montagnaterapia Passaggio Chiave, il titolo scelto è “sentieri di guerra, sentieri di pace: camminando tra le trincee della Prima Guerra Mondiale”.

Partenza prevista per lunedì 17 settembre e, per 5 giorni, si camminerà sulle Dolomiti da rifugio a rifugio.

L’esperienza sarà supportata dai nostri accompagnatori e istruttori, nonchè da istruttori del CAI Veneto, che si occuperanno di svolgere tutte le funzioni tecniche di accompagnamento e di guida lungo i sentieri e le montagne che affronteremo.

All’iniziativa parteciperanno operatori e pazienti di ATS Brianza,  U.O.D. ASST Rhodense, Comunità terapeutica l’ARCA di Como e la Comunità terapeutica il Molino-Cooperativa Sociale Sette Onlus.

La U.O.D ASST di Monza e U.O.D.ASST di Vimercate, che fino all’ultimo sono stati coinvolti nella organizzazione purtroppo non  parteciperà all’esperienza per diversi motivi.

Approfondisci

21

Passaggio Chiave e … le 52 gallerie

In linea con quanto previsto dal progetto 2018, la rete Passaggio Chiave il 28 agosto ha percorso la strada delle 52 gallerie per NON DIMENTICARE cosa han dovuto fare l’essere umano durante la grande guerra a 100 anni di distanza. Il gruppo, seguito dai nostri istruttori e accompagnatori, ha potuto meglio comprendere la tragedia, iniziata nel 1918, grazie alle guide turistiche del luogo.

foto di Alvaro: Monte Pasubio

Approfondisci

38719278_643547859363912_1889214074646953984_n

Passaggio Chiave al Rifugio Omio

Domenica 5 agosto la rete Passaggio Chiave, accompagnata da alpiteam, si è recata al Rifugio Omio.

Il Rifugio Omio appartiene alla SEM -Società Escursionisti Milanesi- che lo edificò nel 1937 in memoria di Antonio Omio, perito il 16 settembre 1935 per assideramento durante la discesa dalla Punta Rasica in Val di Zocca. Sorge al centro dell’anfiteatro della Valle dell’Oro, base ideale per ospitare corsi di roccia per le salite alla Punta Sfinge, Pizzo Ligoncio, Punta Milano, Pizzi dell’Oro, Cime del Calvo, Punta Fiorelli, Punta Medaccio. Poco distante dal rifugio, a circa 15 minuti di cammino, è presente la struttura Rockylandia, ideale per l’arrampicata sportiva. Il Rifugio Omio è un punto strategico nelle traversatedalla Val dei Ratti, dalla Val Codera, dalla Val Merdarola, alla Val Porcellizzo, tappa del Sentiero Walter Bonatti e della celebre Trail Running “Kima” sul Sentiero Roma. Numerosi sono i punti di interesse naturalistico sui percorsi da e per il Rifugio, senza dimenticare la possibilità di trascorrere momenti irripetibili di pace e tranquillità in un ambiente unico ed in un clima famigliare e cordiale. Il Rifugio Omio dispone di 30 posti letto, pertanto si consiglia di prenotare o di verificare la disponibilità.

foto di Alvaro: Rifugio Omio

Approfondisci

Il giorno dell’Ovest di Gabriele

Due agosto 2013 (di Beppe Guzzeloni)

Attendevo il due che  s’inchioda a quel giorno. Il giorno dell’ovest di Gabriele, del tramonto di un amico, inizio di un vuoto. La notte che lascia il giorno.

Un mese.

Quante esistenze in un mese che mi sono strisciate accanto, quante braccia allargate in accoglienza di un futuro, quanti sguardi incappucciati e timorosi, imbavagliati da un passato ladro di speranze;

quante mani nelle mani, quanti dove e quando, anche senza perché.

Il due mi provoca estraneità a quanto di umano avviene. Mi taglia l’orizzonte, mi nasconde gli appigli, incerto il passo, strapiombanti i giorni.

Vivo un solo lato del mio tentar la vita, l’indietro. Scavo nel due, giorno delle ultime parole di Gabriele, come tormentato dal desiderio di fermare il tempo, di estirpare quel numero come pianta velenosa, eliminare qualsiasi combinazione aritmetica, qualsiasi operazione, con l’unica certezza matematica: il due mi ha tolto il sorriso.

Ma soprattutto il due mi tortura con delle domande e mi sbarra la strada a qualsiasi risposta, a qualsiasi fuga. Il due è esigente, chiede tempo, impone passaggi obbligati su appigli levigati dal dolore di Liliana, Samuele, Nausicaa, di tutti gli amici.

Il due chiede equilibrio, la difficile arte di collocarsi su appoggi sufficienti alle punte dei piedi, mentre il corpo si sporge sul davanzale della verticalità, sedendosi sul vuoto.

Il due non teme il vuoto, perché me lo ha sbattuto in faccia affidandolo alle mie mani, mentre il Lele se ne nutriva spiccando il volo.

Il due si è mangiato tutti i numeri, mi ha tolto il gusto di contare; non c’è più somma né sottrazione.

Questo è il mese che ho vissuto, barcollando. La notte ha pervaso le mie giornate.

Ma oggi è giorno. L’est s’affaccia lentamente. Il due ha bisogno di un appoggio, non può restare padrone di se stesso. Il due ha senso se indietro c’è l’uno e davanti il tre, il passato e il futuro.

Il futuro è costruzione di numeri, di combinazioni numeriche, di creatività e voglia di vivere e di contare i giorni.

Gabriele, con  la sua storia, i suoi anni vissuti, i suoi tormenti, è stato la somma dei suoi giorni.

Il due solo un passaggio mancato.

Gabriele vive e vivrà nei miei giorni.

Approfondisci

Volo

Volo di Beppe Guzzeloni

“Volo” ! E’ l’ultima parola che ho sentito pronunciare dal Lele, mentre, perso l’appiglio su una variante carogna,ha iniziato a vivere gli ultimi istanti della sua vita.

“Volo”! Parola pronunciata senza angoscia, senza terrore, ma solo per avvisarmi perché lo tenessi.

“Volo”: pochi istanti, un forte strappo sul mio imbrago, le corde che scorrono nelle mie mani, io che tengo. Silenzio. “Lele,Lele” urlo forte con la speranza di sentire qualcosa. La stessa cosa fa mio fratello Virginio. Entrambi legati alle sue corde. Silenzio. Non sentirò mai più la sua voce. Chiamiamo subito il Soccorso Alpino che in poco tempo ci raggiunge.

Lele è appeso al mio imbrago, al mio corpo. Resisto. Riesco a rinforzare la sosta con tre chiodi. Non posso muovermi.

Ho appeso al mio corpo, al mio cuore, ai miei sentimenti ,alla mia anima, al mio dolore, 65 anni di storia di Gabriele. Gran parte di essa non l’ho conosciuta, ma questi ultimi 4/5 anni di frequentazione assidua, soprattutto in montagna, mi hanno dato la possibilità di conoscere il valore della persona, la sua sensibilità intellettuale, la preparazione culturale, la passione umana per le persone, il valore alpinistico maturato, credo, in più di 40 anni di frequentazione delle montagne: pareti, creste, canaloni, speroni, pilastri…

Lele è appeso al mio imbrago. Il peso del suo corpo si somma al mio dolore, al dolore  potente di Liliana, di Samuele e di Nausica; al dolore dei suoi amici più cari, più stretti: il Baffo, il Babbo, Marcello; gli istruttori di Alpiteam, di cui Gabriele è stato l’ispiratore e fondatore con Giuliano, Felice, Elia, Franco,Kocis. Sento il dolore di tutti gli amici che non conosco. Inoltre sento diffuso un senso di responsabilità. Destino? Fatalità? Errore?

Lele amava le montagne, le grandi montagne e le grandi salite. Dalle alpi occidentali alle dolomiti, passando da quelle Centrali. Le spedizioni in Perù alla traversata delle Alpi, l’anno in cui è andato in pensione.

Arriva il Soccorso Alpino, constata ciò che già sapevo. Taglia la corda che ci teneva ancora uniti. Taglia quel cordone ombelicale attraverso il quale Gabriele mi ha arricchito di valori, gran parte dei quali vissuti con lui e riscoperti attraverso di lui: l’alpinismo e l’amore per le persone.

Dopo il taglio della corda mi sono sentito alleggerito, ma non liberato. Non voglio liberarmi dell’amicizia di Gabriele. Io e, credo anche tutti voi, mi sento ancora legato alla sua corda. Voglio restare legato alla sua corda, per il resto dei miei anni. Frequenterò ancora le montagne nei modi che riterrò opportuni e sicuri, nel rispetto dei sentimenti di mia moglie, dei miei fratelli e degli amici. Continuerò a fare l’istruttore d’alpinismo in base alle mie capacità, ma arricchite da questa esperienza: essere legato alla corda del Lele.

“Volo” è l’ultima parola che mi ha detto. “Volo” per il cielo. E ti, Guzz, fa minga el pirla, che mi guardi giò.

Ciao Lele.

Approfondisci

38139434_636290163423015_51953109823389696_n

Chiusura corso 2018

Il corso 2018 si è chiuso con tre giorni dal 27 al 29 luglio, tra cultura walser (Gressoney la Trinitè) e salita al Breithorn occidentale (4165mt).

La prima giornata è stata dedicata alla cultura walser visitando una casa rurale (museo walser di Gressoney la Trinitè), la seconda giornata è stata dedicata all’arrampicata, escursionismo (raggiungendo il rifugio Oriondè) e alla ferrata Valturnanche, e alle tecniche di salita su ghiaccio. L’ultima giornata è stata tutta per il Breithorn che rappresenta la prima salita di un 4000 per gli allievi, momento da sempre particolarmente ricco di emozioni.

Prima dei saluti c’è stato un momento di riflessione sul corso e un arrivederci ad ottobre, per la festa finale e consegna degli attestati.

foto di Alvaro: primo giorno – secondo giorno – terzo giorno

Approfondisci

37539301_623331708052194_7549451478616768512_n

Tre giorni nel gruppo del Catinaccio al cospetto delle Torri del Vajolet

Graziati anche dal meteo (solo di notte ha piovuto) il Corso con Arca di Como 2018 ha fatto tappa nelle Dolomiti del Gruppo Catinaccio, dal 13 al 15 Luglio pernottando presso il Rifugio Re Alberto (2621 mt)nel Parco Naturale dello Sciliar-Catinaccio (UNESCO), il tutto rispettando anche il tema del Corso 2018: “le minoranze etiniche delle Alpi”.

“Catinaccio” nasce dalla parola ladina “Ciadinàc”, che significa conca di montagna, detriti. Ancora oggi i Ladini, soprattutto della Val di Fassa, chiamano “la loro montagna” così.

La sua storia alpinistica e quella dei suoi rifugi, risale agli albori di questa nuova maniera di vivere la montagna e precisamente nel 1874, con la prima ascensione alla vetta prestigiosa compiuta dagli inglesi salendo dalla Val di Fassa; nel 1878 il sudtirolese Johann Santner scoprì l’acceso al “Gartl” lungo la gola ora percorsa dalla ferrata che ha preso il suo nome.
Nel 1910 si cominciò ad attrezzare con pioli di ferro e funi metalliche la gola del passo Santner per facilitare l’accesso alla conca del Vajolet, ove il fassano Marino Pederiva eresse nel 1929 una capanna in legno. La celebre guida alpina di Pera di Fassa, Tita Piaz, acquistò poi quel primo ricovero, e nel 1933 costruì la Gartlhütte o rifugio re Alberto 1° in omaggio al celebre re belga che compiva le sue scalate dolomitiche al fianco del “diavolo delle Dolomiti”.

Foto di Alvaro: primo giorno

Foto di Alvaro: secondo giorno

Foto di Alvaro: terzo giorno

 

Approfondisci