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Due giorni al Rifugio Vittorio Sella con Passaggio Chiave

Il 4 e 5 luglio la rete Passaggio Chiave, affiancata dai nostri accompagnatori, ha trascorso momenti di gioia nella bellezza naturale del Parco del Gran Paradiso. Il primo giorno il gruppo ha raggiunto il magnifico Rifugio Vittorio Sella nell’Alpe Louson (2588mt), mentre il secondo giorno una parte del gruppo ha raggiunto il Colle della Rossa (3195 mt), il valico è un importante punto di passaggio tra il vallone che ospita il rifugio Vittorio Sella e quello di Vermiana.

Foto di Alvaro: Rif. Sella

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Verso un nuovo mattino. Enrico Camanni

Brani tratti dall’ultimo libro di Enrico Camanni “Verso un nuovo mattino. La montagna e il tramonto dell’utopia”

“… ho conosciuto molti ragazzi e molti uomini che avevano trovato nell’alpinismo il compenso al loro fallimento nella vita di ogni giorno. Uomini che avevano dato e che danno caparbiamente tutto se stessi alla montagna, con l’illusione di trovare un’affermazione che li ripaghi da tutte le frustrazioni. Alcuni si illudono di essere qualcuno, credono di essere importanti, solo perché nell’alpinismo hanno raggiunto il vertice. Ma se tu li trasporti in un altro ambiente, se li inserisci in un differente contesto sociale, allora li vedi incapaci di sostenere un dialogo qualsiasi …” (I falliti, di Gian Piero Motti)

Lo scalatore che impara a vivere come gli altri è un rivoluzionario, pensa Motti. non esiste alcuna superiorità in chi pratica l’alpinismo. La persona non si misura dalla temerarietà o dall’abilità di fuga, ma dalla sensibilità umana. Scappare in montagna è inutile perché la quotidianità prima o poi ti riprende e ti presenta il conto.

La cima delle montagne non sarebbe un male, di per sé, se gli alpinisti non fossero costretti a raggiungerla. Quante volte si sente dire che quel tale ha fallito perché non è arrivato in vetta! Quanti scalatori rischiano la pelle per salire in cima con il mal tempo, con il mal di pancia, con la voglia di tornare indietro! Non ci sarebbe niente di sbagliato a desiderare la cima se si fosse libero di non farlo. Sarebbe bello andarci un pò per caso, in un tiepido pomeriggio d’estate, quando il cielo si spalanca e le gambe dicono “proseguiamo”, e sarebbe ancora più bello non andarci se si è stanchi di salire, sazi di arrampicare, se il gioco è durato abbastanza. Perché giocando ci si diverte, diversamente si soffre.

(Enrico Camanni)

 

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Solstizio delle Alpi: l’intervento di alpiteam

Il 23 giugno Beppe Guzzelloni (Direttore corsi alpiteam) e Pier Pierlasca (educatore Comunità Arca di Como) sono intervenuti alla serata prevista dall’evento Solstizio delle Alpi. Ecco l’intervento di Beppe

“Alpiteam nasce per tentare una nuova strada, per aprire una nuova via: proporre una nuova visone dell’insegnamento, della didattica all’interno delle Scuole del CAI. Una didattica che non fosse solo trasmissione di informazioni e di competenze tecniche (seppur neccessarie e importanti), ma quella di cercare di costruire una relazione con l’allievo che lo accompagnasse nella scoperta di storie ed esistenze umane, di contesti, culture e paesaggi dell’ambiente alpino. Nel corso degli anni, ben 32,  la nostra esperienza con i ragazzi della Ct Arca di Como ci ha arricchiti e resi più consapevoli, insegnandoci ( nel senso di aver lasciato in noi un segno)  che la trasmissione di nozioni, informazioni e passioni è sterile se non costruita sulla relazione. Il vero cuore di un corso di alpinismo è fatto di ore di lezione che devono essere avventure ( salite…) incontri, esperienze intellettuali ed emotive profonde. Per rinnovare le scuole di alpinismo, bisogna reinventare il discorso educativo, una nuova pedagogia della montagna. Questa reinvenzione, fatta di cultura e tecnica, esperienze e riflessioni, potrebbe ostacolare la via a quel godimento mortale che sospinge parte dei nostri giovani verso la dissipazione della vita, perdendosi nella tossicomania, nell’alcolismo, nella depressione e nella violenza. Nessuna formazione può però avvenire cancellando il passato: occorre attraversarlo. il processo di soggettivazione, es è la nostra esperienza, richiede sempre una ripresa in avanti di ciò che si è stati. Alpiteam è nata come proposta ribelle all’interno del CAI; ma non rinnega la propria storia e la propria appartenenza al sodalizio…anzi!! Il nostro sforzo, poetico ed erotico, lavora su quelle tradizioni del CAI ormai superate e sepolte.”

Foto di Alvaro: Solstizio delle Alpi

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Medaglia d’oro 2018 del CAI a Giuliano Fabbrica

Sabato 26 maggio, durante l’Assemblea nazionale dei delegati 2018 tenutasi a Trieste, é stata conferito la Medaglia d’oro a Giuliano Fabbrica (INA Emerito di alpiteam).

Ecco i suoi ringraziamenti:

Grazie.
Sentire le parole belle, pacate e penetranti di Luca, percepire lo sguardo paterno della presidenza del CAI e cogliere l’empatia di questa assemblea, di voi delegati, mi fa molto onore e di ciò vi ringrazio. Ma è soprattutto la presenza forte e l’ indelebile eredità storica di questo Sodalizio, che voi oggi degnamente rappresentate, che mi accoglie impreparato.
Non m’aspettavo alcuna riconoscenza, né l’ho cercata né voluta. Ho solamente amato la montagna, l’ho vissuta e rispettata; l’ho fatta amare ad altri, l’ho fatta vivere e rispettare ad altri. Ed è per questo che ho scelto di diventare Istruttore Nazionale, perché ho creduto nelle scuole del CAI , perché mi sono battuto per la loro evoluzione e perché diventassero espressione e memoria di esistenze di uomini e donne che hanno fatto la storia dell’Alpinismo.
Sono qui, su questo palco, con tibie traballanti. Sento su di me la vostra riconoscenza, la vostra stima, il vostro grazie. Sento una gioia immensa che mi confonde.
Grazie a Camilla, mia moglie, e ai miei figli che mi hanno sostenuto, sopportato, criticato.
Grazie agli istruttori di Alpiteam che hanno creduto, lottato, pensato, agito e che tuttora sfidano le difficoltà e portano ad altre realtà terapeutiche la propria sfida e visione.
Grazie a tutti coloro, e sono tanti, che hanno aiutato e aiutano il vivere di questa esperienza.
Un’esperienza particolare, significativa: umana, didattica, alpinistica.
Grazie a Don Aldo Fortunato fondatore e animatore instancabile della Comunità Arca di Como che ci ha lasciato nel 2016.
Grazie alle esistenze “scartate, devianti, emarginate, umane, sensibili, fragili e forti allo stesso tempo dei ragazzi che hanno frequentato i nostri corsi di alpinismo, in questi 32 anni. Mi hanno arricchito, ci hanno arricchito.
E qui cito Erri De Luca: “ E poi per me pesa pure il pensiero di essere un resto di parole di altri, che altri non possono più dire. E’ una responsabilità che m’imbarazza, perché dico le storie anche per loro, gli assenti….. E così penso che le mie sono pure storie loro, che io porto e le contengo, e quando muovo le labbra si stanno muovendo anche le loro…..”
Vorrei concludere con un auspicio, con una speranza. Non fate cadere il messaggio di Alpiteam, sostenete tutte quelle esperienze di solidarietà e gratuità, di cui il CAI è ricco e sa di esserne fiero.
Grazie ancora e un abbraccio di riconoscenza e gratitudine, mio e di Alpiteam.

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